Chi è il Siciliano

In un mondo che tenta di omologare tutti e tutto secondo criteri standardizzati, individuare le caratteristiche specifiche di un popolo non è assolutamente facile, an¬che per chi di quel popolo fa parte.

È ovvio, ma è sempre meglio precisarlo, che qualsiasi generalizzazione va presa con il beneficio del dubbio; purtuttavia è possibile trac¬ciare delle caratteristiche specifiche che non sono solo del siciliano, ma in ogni caso nel siciliano sono evidenti e inequivocabili.

Il siciliano è buono d’animo. Ama mostrarsi con tutta la sua espansività. Quando un siciliano apprezza qualcuno, non si stancherà mai di mostrare la sua stima; se, invece, qualcuno gli sta antipatico non si preoccupa affatto di nasconderlo, preferisce piuttosto farlo capire o dirlo direttamente con la dovuta diplomazia.

Il siciliano è un uomo che preferisce il gesto alle parole. Una caratteristica tipica e nota del siciliano in particolare, del meridionale in ge¬nerale, è senz’altro la gestualità. Consiste nell’affidare un concetto ad un gesto chiarificatore piuttosto che a parole vuote. Ecco perché spesso, ma non sempre, l’espressione è scarna e sintetica. A conferma di ciò non è un caso che Sebastiano Aglianò, letterato nato a Siracusa, faccia notare che i maggiori poeti ermetici sono o siciliani o di formazione mediterranea. Questa particola¬rità potrebbe essere in contraddizione con l’espansività e la schiet¬tezza, ma è solo un’impressione. Il siciliano sa essere schietto evitando di manifestarsi completa¬mente, conservando per se un quid misterioso che lo rende profondo. Il siciliano è ora aperto, ora chiusissimo; sa quando può aprirsi e parlare apertamente e quando non può e non deve farlo.

Il siciliano è un uomo di folla, per la folla, con la folla. Sente sempre il bisogno di avere qualcuno accanto a se. Non si deve necessariamente parlare, si può anche rimanere in silenzio, ma è importante condividere alcuni momenti con un compagno vicino. Il siciliano, quindi, ha bisogno di vedere e di essere visto, di raccontare agli altri le sue esperienze, di crearsi un ambiente dove ci siano detrattori e ammiratori, dove ci siano gli altri.

Il siciliano è molto attento al sociale e a ciò che gli altri pensano di lui. Vive prestando particolare attenzione al mondo esterno, quindi il contatto con l’altro è importante e insostituibile. Questo non significa che il siciliano modifica se stesso in funzione dell’altro, ma vuol dire che l’amico, il parente, l’estraneo diventano possibilità di crescita e miglioramento. Non è sempre stato così. Il siciliano, in passato, ha preso in considerazione l’altro fino all’inverosimile, annullando se stesso in nome di una so¬cietà che facilmente accusava, penalizzava, isolava. È chiaro che oggi non è più così; tuttavia l’attenzione per il sociale è rimasta, pur avendo assunto caratteristiche molto diverse che favoriscono il confronto piuttosto che i giudizi e le accuse.

Il siciliano tende spesso ad uscire dallo spazio casalingo, e “nessun invito è più persuasivo di un cielo eternamente splendido”. Questa particolarità è visibile anche nella costruzione edilizia delle città. I balconi, infatti, potrebbero essere considerati un tentativo di prolungare la casa all’esterno, un tentativo di non perdere il contatto con l’altro.

Il siciliano è ostinato e impulsivo, ma ama il calore e l’entusiasmo, è sempre pronto ad aiutare se qualcuno è in difficoltà.

Il siciliano è molto legato alla sua terra. Chi è nato in Sicilia, è siciliano e muore siciliano; non importa dove le necessità della vita lo hanno costretto a vivere, egli resta orgogliosamente siciliano. Ne è una prova il fatto che questi siciliani senza Sicilia cercano in tutti i modi di mantenere viva la loro sicilianità anche all’estero.

Il siciliano è la sua terra, la sua storia, la sua origine; ed è con fierezza ed orgoglio che quando gli chiedi di dov’è, ti si avvicina e con un sorriso piuttosto eloquente ti dice “Siciliano sono”.

Adele Pellitteri